ISTITUTO D'lGIENE   DELLA   R.   UNIVERSITA’   Dl   PADOVA

Direttore Prof.  ODDO CASAGRANDI


TESI   Dl   SPECIALIZZAZIONE   IN   IGIENE  SCOLASTICA

Anno Accademico 1935-936 XIV

Dott.   ITALO VERONESE


Ricerche sulla fatica mentale nei bambini

delle scuole elementari ad indirizzo verbale

(scuole comuni) e ad indirizzo dimostrativo (scuola Pizzigoni)

 

Atti dell' Istituto d' Igiene

 S T E D I V

OFFICINE GRAFICHE PADOVA

1936  -   XV

 

LA  FATICA  MENTALE   NELLO   SCOLARO

 

La scuola primaria è stata di frequente accusata di influire sfavorevolmente sullo stato fisico e psichico dei bambini iniziati a una vita di lavoro intellettuale in così giovane età.

E' certo che se 1'insegnamento impone allo scolaro applicazione eccessiva, si possono avere gravi disturbi nervosi che si ripercuotono più tardi sull'intelligenza e sulle funzioni cerebrali degli alunni mentre la sedentarietà produce danno sull'organismo infantile per una diminuzione di attività del ricambio.

II lavoro cerebrale, che produce una vera fatica come quello muscolare, deve essere proporzionato all'età e allo sviluppo fisico dell'organismo infantile.

Allo strapazzo cerebrale key attribuisce lo sviluppo di molte malattie croniche dell'infanzia.

Secondo kuborn gli studi precoci, l'iperfunzionalità cerebrale, la sedentarietà, portano conseguenze cosi gravi all'organismo del fanciullo come I'incongrua alimentazione al lattante. Le manifesta­zioni prime della stanchezza cerebrale sono la cefalea e 1'epistassi, manifestazioni dello stesso stato morboso; dimostrano cioè la congestione del capo provocata e mantenuta dal lavoro esagerato, dalla se­dentarietà, dall'inclinazione del corpo in avanti, dallo strapazzo in­tellettuale, dall'aria viziata della scuola, da possibile azione tossica dei prodotti del lavoro mentale, ecc. Anche in questo caso vi concorrono cause predisponenti.

lustig dice che lo strapazzo cerebrale produce dei disturbi in tutto I'organismo, che possono rilevarsi con speciali fenomeni mor-bosi che di rado si manifestano con altre cause nei primi dieci anni di vita. Si può avere denutrizione, pallore, debolezza fisica e mentale, i fanciulli si fanno stanchi, svogliati, sonnolenti, presentano emorragie nasali, mal di capo, palpitazione di cuore, disturbi del sonno, dispepsia ecc. Per questo autore una delle cause maggiori di tali di­sturbi sono i compiti a casa, perché fanno continuare lo sforzo mentale delle ore di scuola, invece che permettergli di usufruire di quello svago tanto necessario allo sviluppo fisico. binet, henry ed altri, prendendo in esame la parte che riguarda la fatica che 1'alunno fa a scuola e che e dovuta al lavoro cerebrale esagerato imposto al fanciullo, proposero di modificare, conformemente alle norme igieniche e alle esigenze dello sviluppo fisico degli scolari, il regime attuale delle scuole, chiedendo che agli scolari fossero lasciate maggior numero di ore di sonno, che si diminuissero le ore di studio sedentario in classe e si aumentassero invece le ore di ricreazione insistendo sulla necessita dell'esercizio fisico proporzionato all'età e allo sviluppo del­lo scolaro.

Le affezioni nervose in generate (insonnia, nevrastenia) si riscontrano frequenti negli scolari e possono essere la base di più tardive malattie psichiche. Per 1'esagerazione del lavoro mentale …. e la corea si accrescono nei fanciulli che ne sono affetti, e della corea nella scuola può notarsi un contagio morale (corea maior, spe­cie in soggetti gracili e debilitati; le fanciulle ne sono colpite in modo speciale).

Il Feussagrives diceva: “L’umanità fisica se ne va per causa del cervello e non può essere salvata che dai muscoli».

Il concetti parla di bambini che nelle scuole si vedono rapidamente deperire, e per i quali le sole cure toniche e ricostituenti non portano giovamento; sono in genere bambini mandati a scuola troppo presto, oppure che non ebbero a fare qualche anno di asilo d'infanzia, vero ambiente di passaggio fra la casa e la scuola, oppure bambini deboli di costituzione, specie dal lato del sistema nervoso, oppure bambini che nelle scuole furono sottoposti a lavori mentali eccessivi. Secondo concetti ciò avviene per diversi fattori: il rapido passaggio dalla libertà ed inerzia più completa fisica ed intellettuale in seno alla propria famiglia al lavoro metodico in aule ristrette, dato il numero spesso soverchio di alunni, 1'aria viziata, il sovra riscaldamento, 1'essere costretti a rimanere immobili per molte ore e ad affaticare il cervello, con uno sforzo alle volte superiore alla loro capacità; con maestri severi; con la preoccupazione di non comprendere la lezione; lo spirito di emulazione, il timore di rimproveri, castighi, ecc. Questa forma si aggrava man mano che i bambini proseguono i corsi di studio.

Kotelmann in questi casi osservò un arresto e qualche volta anche una diminuzione nei peso durante la scuola.  Le ricerche fatte dal graziani su due categorie di studenti, universitari 1'una, 1'altra della V e VI classe elementare, ha dato per questi ultimi le seguenti conclusioni: in seguito a strapazzo mentale si ha notevole diminuzione di peso, si ha diminuzione del contenuto emoglobinico, ma non diminuzione di globuli rossi, e infine si nota il risalire della resistenza globulare minima, mentre rimane invariata la resistenza media e massima (metodo del viola). Egli da ciò deduce che 1'anemia degli scolari, oltre alle alterazioni del ricambio, dovute ad insufficiente cibo e all'azione diretta del sistema nervoso, oltre alla deficiente ossigenazione del sangue per le modificazioni del ritmo respiratorio, possa essere dovuta, negli individui che strapazzano mentalmente, all'influenza di sostanze tossiche, dovute al la­voro cerebrale e aventi azione diretta sulla resistenza dei globuli rossi.

Tutto ciò secondo l'A. non poté essere dimostrato nei piccoli, nei quali lo strapazzo mentale e assai minore per 1'intervento della distrazione, la quale agisce da valvola di sicurezza. I bambini subiscono 1'orario ma non lavorano in armonia con esso, ne segue che assai di rado essi arrivano alla vera stanchezza mentale, perché quando questa comincia si distraggono, e in causa dei poteri inibitori poco sviluppati difficilmente reagiscono per riporsi al lavoro.

Come si vede, questa e forma più propria dell’adulto, quando la volontà si erge a vincolarlo allo sforzo mentale sino al punto di esaurirlo e portargli i disturbi che noi abbiamo descritti.

Per giudicare con criteri obbiettivi sull'influenza di un insegnamento prolungato sullo stato mentale degli scolari, il bellei, col metodo dei dettati successivi, venne a queste principali conclusioni: la scuola antimeridiana non produce stanchezza; il riposo di mezzogiorno e di grande utilità, perché riposa senza togliere i vantaggi dell'esercizio mentale del mattino; il lavoro del pomeriggio stanca assai presto il fanciullo, in modo che si può dire che il lavoro mentale antimeridiano, senza realmente stancare, sfrutta la resistenza mentale dello scolaro, cosi che nel pomeriggio si hanno i segni evidenti di fa­cile e notevole stanchezza.

Secondo l’A., il lavoro pomeridiano, portando poco vantaggio all'istruzione, porta invece danno alla salute dello scolaro.

Per lo Scaroni, fra le cause che possono provocare stati morbosi gravi e non sempre guaribili, devesi ricordare lo strapazzo mentale per il chiedere al bambino uno sforzo superiore alla sua capacita mentale; ne risente in modo speciale il suo sistema nervoso, tanto la­bile in questa età, e si possono inoltre avere ripercussioni lontane sul-la sua nutrizione generale. Egli ammette che i compiti a casa portano poco o punto vantaggio all'istruzione del bambino. Essi, se troppo lunghi e difficili, gli sono invece di vero danno, facendo continuare il lavoro mentale in quelle ore che dovrebbero essere riservate allo svago, alla ricreazione e possono alle volte portare alterazione al sistema nervoso.

II Toppo, premesso il danno provocato dal lavoro psichico inten­se e protratto sull'organismo, sia come lavoro psichico puro che accompagnato da stati emotivi, afferma che nessuno, tanto meno il fanciullo, può sottrarsi al dominio delle emozioni che più facilmente lo sorprendono nell'età della scuola.  II surmenage scolastico non si manifesta solamente sempre con la stanchezza dei bambini. Bisogna tener conto di coloro che fuggono la scuola, di coloro che rientrano a casa stanchi, con viso disfatto e stravolto e l’attenzione riesce loro penosa come uno sforzo. Bisogna inoltre tener conto della masturbazione, diffusissima tra gli scolari. Sicuramente il bambino ha nella distrazione un suo mezzo di autodifesa contro la stanchezza, ma e pur necessario considerare come una fatica mentale eccessiva e protratta tanto può aggrava­te una eventuale tara nervosa ereditaria, quanto preparare essa stessa quel substrato nervoso che rappresenta l’essenza di future malattie nervose o mentali.

NUOVI   INDIRIZZI  DELLA   SCUOLA   PRIMARIA

 

Cercare di annullare il danno sanitario provocato da un insegnamento inadatto, cioè tendere alla riforma della scuola primaria, non significa rivedere le ore di lavoro, i periodi di riposo, la distribuzione delle materie d'insegnamento e i programmi contenenti il lavoro da svolgere; tutto questo è già stato fatto e non può subire che ritocchi di scarsa portata.

Bisogna invece riportarci su basi nuove, costruire su metodi diversi dall'attuale. Bisogna che venga tenuto in giusto valore il fisico dell'individuo che, nell'età scolastica più che in tutte le altre epoche della sua vita, è esposto ai traumi derivanti dalla vita collettiva, dalla fatica intellettuale e dalla nuova esistenza di disciplina.

Ma 1'insegnamento primario e essenzialmente tradizionalista per il misoneismo che domina nella scuola magistrale da cui escono gli uomini che per la specifica competenza sono interpellati quando si tratta di apportare modificazioni. Bisogna uscire dall'attuale falsariga e vedere cosa di meglio ci hanno consigliato pedagoghi e psicologi, igienisti e pediatri, affrontando il problema con spirito innovatore.

L'esperienza dell'ultimo decennio ci dice che una società fisicamente migliore non è difficilmente raggiungibile anzi è poderosamente in atto seguendo le provvidenze dell'igiene sociale. Accanto ai quartieri sani che cedono sotto 1'acciaio del piccone demolitore, accanto alle migliorate condizioni alimentari, alle previdenze nel campo terapeutico e profilattico, la scuola non deve, non può dimenticare qual è il suo compito di fronte alla Nazione e di fronte all'individuo; conservare sano, migliorare nel fisico, preparare forte per la vita il piccolo essere affidatole.

I preventorii e le scuole all'aperto con gli splendidi risultati che ci dicono, almeno in parte, da quale lato devono arrivare degli insegnamenti, indirizzando verso 1'aria libera, verso il sole, le scolaresche attual-mente confinate nelle aule anche quando le condizioni meteorologiche favorevoli permetterebbero di svolgere la parte didattica in ambiente aperto; ma questo non basta, non risolverebbe che parzialmente, forse solo nella parte più piccola il profondo disagio in cui si dibatte la scuola primaria. Quello che bisogna cambiare, quello che sopratutto devesi adattare ai nuovi tempi, e la parte pedagogica che, se dalla riforma del 1923 ha tratto elementi decisi di innovazione, e gia stata nuovamente sorpassata dai tempi e quindi bisognosa di rinnovarsi.

Vediamo quali, tra le scuole speciali sorte all'estero e costruite su basi nuove, cercarono di divenire 1'esponente di un moderno indirizzo pedagogico. Furono gli Stati Uniti che per primi sentirono il bisogno di una riforma introducendo nelle scuole il lavoro manuale, mentre 1'Inghilterra con la scuola all'aperto di Setchwok nella Garden City di Abbotsholme fondata dai dott. reddie e col metodo della Latter poneva in onore il giardinaggio, il lavoro muscolare e la vita in am-biente aperto. Scuole analoghe, tutte ispirate al concetto di favorire il lavoro manuale e la vita sana, sorsero in Belgio, in Germania, in Svezia e in Svizzera.

Meritano un cenno particolare le Waldschulen ideate in Germania e copiate e diffuse in molte nazioni europee, tra cui 1'Italia, do­ve sono note col nome di scuole all'aperto e sono destinate ai ragaz­zi deboli, ai predisposti, ai meno dotati fisicamente, mentre alcuna innovazione presentano nel metodo didattico.

Spettava all'Italia di creare, per merito di Giuseppina Pizzigoni che l’ideava circa trent'anni or sono, una scuola non destinata a delle minoranze paganti o fisicamente minorate, ma bensì un metodo da applicarsi a pressoché la totalità della popolazione scolastica. La Pizzigoni si chiedeva: la scuola, che riceve il bambino a sei anni e lo tiene sino a dodici, proprio nel periodo più importante del suo formarsi, oppone forse qualche rimedio alle diverse forme di deficienza fisica e morale, che pure si notano anche nei ragazzi così detti normali? perché rimane inoperosa, accontentandosi di gridare dentro e fuori il Paese che la Scuola non da quanto dovrebbe?». Ragionamento oggidì in parte sorpassato sia per merito della Riforma del 1923, sia per l’E.O. A. e 1'Opera Maternità e Infanzia,  con la multiforme sua benefica attività in favore della gioventù  del periodo scolastico; ma merita ugualmente di riportarci al travaglio della Pizzigoni, che e stata, con la sua realizzazione, una grande fonte di ispirazione negli studi preparatori della Riforma Scolastica Gentile. Non bisogna dimenticare che la Pizzigoni ha iniziato 1'attuazione del suo metodo nel lontano 1911 e quindi può ben definirsi una precorritrice; la sua e stata in tutti questi anni una scuola d'avanguardia e continua a esserlo ancora oggidì nonostante le profonde modificazioni impresse alla scuola primaria con la Ri­forma Gentile.

Scuola d'avanguardia come metodo pedagogico atto a porre in luce la personalità del bimbo, che lo condurrà ad apprendere ponendo in azione un lavorio interiore con visione chiara, intuitiva delle cose; che gli permetterà di dirigersi con prontezza nella vita, che lo accosterà progressivamente alla realtà immettendolo con sufficiente preparazione e con buon indirizzo nella professione a cui spontaneamente tende: «educare e svolgere armonicamente e dirigere le attività del fanciullo, cosi da guidarlo a reggersi da se solo nella vita»; scuola d'avanguardia, infine, per 1'importanza data all'igiene e per i riflessi sanitari del metodo sul fisico dello scolaro e più ancora perché esso evita la fatica mentale.

 

I MEDICI E LA RINNOVATA

II metodo pedagogico della Pizzigoni interessa vivamente il me­dico scolastico che vede, nell'applicazione di tali programmi, la realizzazione di quanto la fisiologia e l’igiene propugnano al fine di evitare la fatica mentale e in favore di una vasta e pratica applicazione delle abitudini igieniche nel campo della scuola primaria.

II grande rispetto del metodo per il fisico dello scolaro, la premura affettuosa per evitare 1'affaticamento cerebrale, il ritorno in onore del lavoro manuale, la grande sete di aria pura, di vita all'aperto, di amore alla natura sono premesse che fanno comprendere co­me questo metodo debba essere posto in rilievo per una giusta di-vulgazione nel campo medico scolastico.

Non è di oggi 1'interesse di fisiologi e di igienisti per questa creatura di Giuseppina Pizzigoni tanto che tra i più fervidi sostenitori vediamo i nomi di Pio Foa, di Luigi Mangiagalli, di Achille Sclavo, di Donate Ottolenghi, di Carlo Foa, di Gaetano Ronzoni per non citare che i più illustri. Due Congressi medici votarono ordini del giorno che sanciscono 1'alto valore nazionale della Scuola Rinnovata che può considerarsi una scuola all'aperto per ragazzi normali.

La mozione approvata dal IV Congresso Nazionale contro la tubercolosi, tenutosi a Genova nel 1913, dice: «Il Congresso, considerando la capitale importanza che nella lotta contro la tubercolo­si spetta alla scuola, sia per tutelare la salute del fanciullo, sia per prepararne la coscienza igienica; considerando che dalla discussione è emerso il pensiero unanime che alla riforma igienica della scuola debbano rivolgersi le preoccupazioni costanti di tutti gli organismi antitubercolari; manda un voto di plauso al Comune di Milano, per l’ampio appoggio concesso all'esperimento della maestra Pizzigoni della Scuola Rinnova­ta secondo il metodo sperimentale, scuola che nell'ordinamento pe­dagogico traduce in atto 1'educazione igienica del popolo; e fan voti altresì che questo appoggio venga esteso e intensificato ».

A loro volta gli igienisti, riuniti a Congresso in Trento nel 1921, espressero il seguente voto:

“Tutte le scuole d'Italia dovrebbero trasformarsi sul Tipo della «Rinnovata» di Milano, perché 1'Italia possa avere la scuola igieni­ca per tutti i suoi bambini”.

Nel concetto della Pizzigoni il medico risulta un personaggio di primo piano per la buona riuscita del suo Metodo; spetta a lui la prima visita di ammissione alla scuola per escludere la presenza di forme infettive o contagiose in spetta a lui l’accurata compilazione della pagella biotipologica e le frequenti visite di controllo segnalando i casi bisognevoli di visite specialistiche o le preposte di invio nei preventorii. Fu, prima in Italia, la Pizzigo­ni a introdurre in una scuola la cura dei denti, pratica profilattica di altissima importanza sia nei riflessi locali che generali del fisico in crescenza. Inoltre il medico scolastico sceglie i candidati per le colonie permanenti o temporanee; ispeziona gli ambienti di vita; detta la tabella dietetica; collabora sull'indirizzo professionale da consigliare ai ragazzi e dai comunicare alle famiglie.

 

EDUCAZIONE  IGIENICA

 

Premesso che il metodo tende alla creazione delle buone abitudini in quel periodo della vita che e maggiormente atto ad apprendere e che una volta che queste si sono acquistate non si perdono più per tutta la vita, vediamo quali sono queste abitudini da formarsi nel campo dell'igiene.

Anzitutto è l'ubicazione in cui la scuola deve sorgere e le caratteristiche costruttive a cui deve rispondere. II bambino, già attraverso a questi due dati, deve acquistare 1'abitudine della vita in ambiente soleggiato e della pulizia.

Se tutto all'intorno è disposto terreno per i campicelli sperimentali e fiori e alberi ravvivano e formano il senso estetico, tutto ciò serve anche ad appassionare il bimbo per la luce e per la vita nel so­le, mentre le aule bianche, le grandi vetrate, i pavimenti lindi, servono a fare amare e a radicare il senso della pulizia. II bimbo, che prima di iniziare la lezione passa nello spogliatoio dove depone parte del suo vestiario invernale per indossare un grembiulino e si libera delle scarpe per calzare le pantofoline, immagazzina inconsciamente conoscenze d'igiene elementare che si tradurranno nella vita adulta in preziose nozioni d'igiene del vestiario e di metodica lotta con-tro la polvere. II bambino che costantemente osserva disinfettata la latrina e che è obbligato alla sistematica pulizia delle mani porterà nella famiglia e per la vita 1'indirizzo sicuro del valore profilattico grandissimo di queste pratiche elementari e pur cosi trascurate. Do­ve la refezione del mezzogiorno viene consumata nella scuola l'alunno imparerà a conoscere 1'importanza del tempo di masticazione e imparerà a conoscere il valore degli alimenti.

Da tali elementi di educazione igienica si passa alla pratica quotidiana di abituare l'individuo alla vita igienica sia con 1'intercalare al lavoro mentale quello fisico, con la notevole importanza attribuita alla ginnastica, alle passeggiate, all'abitudine di sostare il più bre­ve tempo possibile negli ambienti chiusi, col tenere costantemente in funzione canne di ventilazione e coll' apertura, sempre quando e possibile, delle finestre atte a rinnovare 1'aria viziata che cosi di frequente chi visita le collettività suole incontrare e che ogni medico deve duramente lottare per non farla respirare ai propri pazienti curati a domicilio.

Una delle enunciazioni che stanno alla base del Metodo e che bene lo può illuminare nei suoi riflessi igienici, e la seguente: « Vita all'aperto appena sia possibile e preferibilmente in luogo verde ».

II fattore «vita all'aperto» esercita una azione tonica sul sistema nervoso, aumenta il tasso dell'emoglobina e il numero degli eritrociti, attiva la nutrizione, favorisce la traspirazione cutanea, eser­cita un'azione antisettica e quindi profilattica. I prodotti volatili di decomposizione degli acidi grassi di cui è  costantemente impregna­te il vestiario della popolazione scolastica non formano un alone stagnante attorno all'apparato respiratorio di chi vive all'aperto, mentre viene appagato il vivo bisogno di ossigeno che e proprio della cellula nervosa per poter svolgere il suo lavoro.

II bagno d'aria e di luce agisce nel modo più favorevole sulla vasta rete dei capillari cutanei concorrendo a regolarizzare la circolazione sanguigna dei visceri interni e dell'intero organismo.

Sotto l'azione delle radiazioni solari la colesterina della pelle si trasforma in vitasterina, per cui la pelle compie 1'altissima funzione di trasformare 1'energia delle radiazioni solari in energia chimica specifica, creando dei fermenti catalizzatori indispensabili al meta-bolismo generale, alla formazione ossea, all'equilibrio chimico del sangue e alla permeabilità capillare.

I tegumenti pigmentati contengono sicuramente degli anticorpi, il cui tasso varierebbe nel sangue a seconda dello stato della cute.

I maestri di scuola sanno ormai, per pratica, come le scolaresche tenute in aule poco illuminate, o illuminate da luce riflessa di case prospicienti, siano irrequiete e riesca difficile la disciplina, che, invece, facilmente si ottiene in scuole razionalmente illuminate.

L'aria libera e leggermente mossa ha anche un'azione tonificante sull'organismo. Sono note ai medici le condizioni di depressione nervosa nelle quali vengono a trovarsi gli ammalati in ambienti ma­le ventilati e le favorevoli esperienze di ospedali costruiti in modo da permettere agli ammalati l’uso dell'aria abbondante e pura. II puinard diceva che diventiamo tubercolotici perché respiriamo due volte la stessa aria. La luce solare e 1'aria pura hanno quindi indubbiamente una azione favorevole su tutti i fenomeni vitali, azione che si traduce in un maggior rendimento lavorativo e nell'esclusione dei sintomi di sofferenza a carico di molti organi ma specialmente del sistema nervoso centrale (facile stanchezza - cefalea - lipotimie - irritabilità -nausea - inappetenza - anemia).

L'inspirazione si fa più profonda e più lenta, I'ossigenazione: del sangue avviene più completa, totale riesce l’eliminazione dell'anidride carbonica, 1'umidità relativa non aumenta causa il vapore acqueo espirato, la temperatura del locale non riesce nociva.

I benefici risultati conseguibili con la vita all'aperto risultano tra le più preziose acquisizioni della scienza medica tanto più giovevoli in quanto possibili delle più estese indicazioni.

La cura e la prevenzione della tubercolosi, delle emopatie, degli esaurimenti nervosi, delle enteropatie, tutte le convalescenze, le malattie del ricambio e cutanee, la nevrastenia da affaticamento, si giovano in massimo grado della vita igienica da condursi all'aria aperta; a maggiore ragione ne usufruiranno esseri giovani in via di cre-scenza e sottoposti, contro le loro tendenze naturali, a costringere e disciplinare i loro trasporti e la loro esuberanza.

“La scuola, - scrive la Pizzigoni, - non soltanto non deve dimenticare le necessità inerenti alla vita fisica di tali creature, ma ha il dovere di preoccuparsi, prima di ogni cosa, dello sviluppo delle potenze fisiche del bambino e della educazione delle sue forze. Noi maestri abbiamo il dovere di rendere forti fisicamente i nostri scolari, prima di chiedere loro qualsiasi forma di rendimento”.

L'uomo ha bisogno di essere forte per lavorare; forte per vivere in letizia; forte per combattere le battaglie della vita con i suoi simili e forte per vincere se stesso; forte per soffrire, e finalmente for­te per procreare esseri forti, che sono la forza viva della Nazione, e che più facilmente raggiungeranno lo scopo per il quale sono creati.

II maestro deve tenere presente che si raggiunge una buona edu­cazione fisica, base di vita feconda, vivendo con semplicità e con sobrietà in contatto quotidiano con 1'aria libera, col sole, con I'acqua; temprando il corpo attraverso un bene inteso indurimento fisico, attraverso esercizi quotidiani di ginnastica, compresa la ginnastica polmonare attraverso il lavoro adeguato alla forza fisica e attraverso i sani riposi; nutrendosi razionalmente, coprendosi solo quanto basta e quanto permette all'aria e al calore di arrivare al corpo, ed evitan-do ogni eccesso tanto nel campo fisico quanto nel campo psichico; eccessi questi che, come ognuno sa, vicendevolmente e fortemente si ripercuotono sullo stato fisico e sullo stato psichico dell'essere ».

Questo capitolo cosi innovatore, sano, realistico ci apre in pieno 1'animo di questo apostolo dell'educazione che impronta il suo metodo ad una visione nazionale del problema educative.

Per il nostro studio si presenta di interesse non inferiore un'altra enunciazione che è fondamentale nell'applicazione del Metodo: « Scuola e il mondo, maestro è ogni fatto naturale e ogni uomo »; essa ci indica quale è la massima fonte di studio verso cui lo scolaro deve venire indirizzato.

La natura, con la sconfinata varietà delle sue manifestazioni; 1'attività umana con le proteiformi produzioni del suo lavoro offrono, allo scolaro che osserva e al maestro che illustra, gli appunti per arricchire meravigliosamente le giovani menti. Ma tutte le volte in cui la scolaresca si porta sulle rive di un fiume o sotto 1'ombra di un albero per ricevere nozioni, rispettivamente, di idrologia e di botanica; quando per gli esercizi di aritmetica esce all'aperto a misurare e a calcolare; quando sosta innanzi al busto di Dante o al monumento di Garibaldi per lezioni di letteratura e di storia che a loro volta si concatenano con una serie senza fine di altre nozioni di geografia, di mineralogia, di storia dell'arte, d'agricoltura, d'astronomia, di religione ecc. ecc. noi, come medici generici, fissiamo subito le caratteristiche ambientali in cui tale insegnamento si svolge mentre, come medici scolastici, rileviamo il minore sforzo mentale nell'apprendere, il ritardo dell'affaticamento e quindi della disattenzione. Parte non trascurabile e assegnata al giardinaggio e al lavoro manuale.

Analizziamo ora singolarmente questi due capitoli: ambiente - metodo.

Anzitutto si tratta di lezioni che nella quasi totalità dei casi si svolgono all'aperto  in quella «grande aria» che rappresenta per gli esseri giovani il più salubre ambiente di vita e sul quale ci siamo gia in precedenza trattenuti.

Per accedere sul luogo dell'osservazione necessita spostarsi e interviene Futile fattore del moto. Sinora abbiamo visto solamente influssi diretti dell'ambiente e del metodo sul giovane fisico in crescenza, ora necessita considerare il metodo pedagogico in se nei suoi riflessi sull'affaticamento cerebrale e quindi nelle ripercussioni sulla salute del bambino.

Nei lavoratori intellettuali sani resta sicura la cospicua resistenza; del tessuto nervoso intesa nei senso di una rapidità di restauri in sito di facilità di compensi collaterali (de sanctis).

Secondo il pieron uno stesso soggetto, messo nelle stesse condizioni fisiologiche e psichiche, da curve di fatica muscolare (prese al1'ergografo) e curve di fatica dell'attenzione (prese al cronometro d'ARSoNVAL) che presentano le stesse ondulazioni e le stesse cadute,, come se il soggetto avesse nell'ordine fisico e nell'ordine mentale la stessa forma di spesa energetica.

Anche il patrizi ha concluso per l’uniformità cinematica dell'azione muscolare e dell'operazione mentale mostrando l’identità della fatica cerebrale e muscolare.

Contro tale asserzione. che pone una correlazione tra fatica fisica e fatica intellettuale in quanta per misurare questa non c'e nulla che si possa paragonare all'ergografo, si schiera L. ferrannini a conclusione di un suo studio sulla fatica intellettuale in cui ha posto in evidenza modificazioni fisico-chimiche-morfologiche nei sangue degli affaticati.

La lezione verbosa, l'arida elencazione di fatti e di numeri, le descrizioni astratte, tutto quanto manca di una dimostrazione pratica, di un esempio concreto, percepibile con i sensi, è cosa vuota, ste­rile, affaticante per la mente del bimbo.

Quando il lavoro è passivo, mnemonico, e la lezione è ammannita dalla cattedra, quando la posizione è sovente viziata e l'aria non è sempre pura, ne segue presto lo sbadiglio che ferisce il volto, sintomo premonitore di stanchezza, di noia, di mancato rendimento.

La disattenzione che ne segue è sì una valvola di sicurezza atta ad evitare l’esaurimento, ma non evita l'instaurarsi della fatica che nuoce alle condizioni generali dello scolaro aggravando eventuali disposizioni ereditarie o forme morbose latenti.

Al contrario, il bimbo si interessa di quanto ha rispondenza in lui, di quanto in lui suscita emozioni, impressioni visive, olfattive, acustiche, gustative, tattili; egli facilmente trattiene quanto ha constatato, quanto ha sperimentato personalmente; tutto questo suscita un lavorio intimo che ricollega cause ed effetti; da tale lavorio che implica raziocinio, esercizio dell'intelligenza, maggiore possibilità di ritenzione e che didatticamente rende, esula la stanchezza.

Le stesse considerazioni possono venire avanzate nei confronti del giardinaggio che, utilissimo per l’ambiente naturale in cui si svolge e nei riflessi della stanchezza mentale assomma, all'attività muscolare, il valore morale di un richiamo alla terra.

PARTE SPERIMENTALE

Scopo del presente lavoro e di confrontare il comportamento della fatica mentale in gruppi di scolari sottoposti in tempi diversi a difficoltà equivalenti, ma precedute da lezioni ispirate ai due diversi metodi.

II metodo seguito dalla quasi totalità degli insegnanti italiani è prevalentemente mnemonico, verbale; l'altro, propugnato dalla Pizzigoni, è il più possibile dimostrativo e sperimentale.

Esula dalla presente monografia la ricerca del comportamento della fatica e del rendimento intellettuale in rapporto all'età degli alunni o alla classe sociale a cui essi appartengono; l'esperimento ha il solo scopo, ben preciso, di porre a confronto i due metodi e di rilevare, attraverso il cimento di varie prove, il numero degli errori commessi e il giudizio di profitto espresso dall'insegnante, da riportarsi in funzione della stanchezza mentale.

Gli esperimenti sono stati condotti su due scolaresche della V classe, forte ciascuna di 23 alunni; di queste una è formata totalmente di bambine, l'altra di maschi. Ho preferito di usufruire di due Ve perché, per la loro età aggirantesi sui 10-11 anni, detti ragazzi sono più adatti a svolgere le prove nel tempo fissato, non vengono influenzati dalla presenza di altra persona che non sia l’insegnante, infine si prestano meglio per la pratica realizzazione di una quantità di piccoli particolari che risulteranno chiari seguendo il corso degli espe­rimenti.

Naturalmente all'atto di stendere lo schema delle prove da svol­gere, (e in ciò sono stato grandemente aiutato dall'intelligenza e dalla lunga pratica delle due insegnanti che mi coadiuvarono), pur tenendo lavoro i tempi della scuola imponendo un'attività nettamente più intensa del normale ritmo, al fine di far risaltare con maggiore evidenza i risultati conseguibili con i due metodi.

Le prove a cui sono stati sottoposti gli scolari sono state sempre variate affinché non presentassero l'inconveniente di aggravare, con la monotonia, la fatica che gia tende a comparire spontaneamente e anche per porre gli esperimenti il più possibile in armonia con il normale lavoro quotidiano. I temi di prova e la tecnica dello svolgimento saranno minutamente riportati più avanti.

Hanno trovato il loro posto i dettati, le prove di aritmetica, i compiti, il conteggio di consonanti e il completamento di parole monche.

Ho quindi alternato a prove richiedenti sopratutto un lavoro motorio espressivo, in piccola parte sensorio e psichico, come il con­teggio di sillabe e consonanti e il dettato, prove di ordine essenzialmente psichico, come lo svolgimento di un problema, di un compi-to, il ridonare il significato alle parole mutilate di un discorso, e ciò secondo i concetti espressi dal de sanctis. Non ho trascurato la correlazione fisica della fatica mentale e a ciò mi sono giovato del dinamometro di collin, istrumento di facile maneggio e che offre dati di rapido rilievo.

Le cause di errore che possono farsi sentire sugli esperimenti che seguono sono moltissime, e ad evitarle sono corse costantemente, con assillo, le mie cure. Me ne sono il più possibile premunito osservando i seguenti riguardi: scelta delle insegnanti, intelligenti e buone conoscitrici dei due metodi. (Alle due gentili collaboratrici: sig.ne Sofia Bianchi e Argia Rossato, rinnovo sentiti ringraziamenti); scelta delle prove, tenute su un livello di uguale difficoltà nei due metodi; scelta degli alunni, con allontanamento del sopranumero di indisciplinati. Avendo eseguito gli esperimenti all'inizio dell'anno scolastico, ho atteso che passassero una quindicina di giorni per permettere nei ragazzi un allenamento sufficiente dopo le vacanze autunnali e per facilitare I'affiatamento tra insegnanti e scolari.

L'allenamento al dinamometro e stato iniziato per tempo e, dati i valori diversi forniti dai diversi dinamometri, ho provveduto che i ragazzi adoperassero in tutte le prove lo stesso apparecchio. In tal modo ho anche ottenuto di abituare gli scolari alla mia presenza in aula.

La causa più grave d'errore poteva consistere nel confrontare i risultati di una scolaresca tenuta a insegnamento ufficiale con i risultati di un'altra scolaresca tenuta a insegnamento pizzigoniano.

Ma 1'aver sperimentato i due metodi sempre sulle stesse persone, alternando le prove nei giorni che seguivano, presenta il grande vantaggio di agire sempre su elementi aventi la stessa cultura, la stessa intelligenza, con gli stessi insegnanti, sottostanti alle stesse condizioni metereologiche, allo stesso grado di allenamento.

Con l'uno e con 1'altro metodo è stata mantenuta la locale consuetudine di accompagnare la scolaresca al gabinetto collettivamente verso le ore 10, e ciò anche per una necessita pratica al fine di impedire distrazioni continue dovute all'andirivieni dei ragazzi e all'impossibilità da parte di questi di portare a termine dei compiti di cui non avevano udito una parte delle opportune spiegazioni.

Esperimenti condotti nella scuola A. Gabelli di Belluno, classe Va femminile, retta dalla Sig.na Sofia Bianchi, insegnante da 34 anni. Le alunne vengono prese in blocco senza operare alcun allontanamento; sono rappresentate tutte le categorie sociali. L'età oscilla tra i 10 e gli 11 anni. Lunedì 5 ottobre 1936 - A. XIV E. F. — I' giorno di esperimenti nella classe Va femminile. Metodo Verbale. II cielo e sereno, 1'aria tiepida, nell'aula la temperatura si aggira sui 15°. Alle ere 8.45 si precede alla prova dinamometrica che viene limitata a quattro soggetti e subito dopo la maestra tiene una lezione di geografia astronomica parlando dei quattro punti cardinali e della rotondità della terra, da i concetti di atmosfera e di orizzonte, di pianeti e di firmamento diffondendosi su notizie riguardanti Galileo e Colombo. Alle 9.20 la lezione ha termine, si riprova con il dinamo­metro, si distribuiscono i fogli per la prova scritta che deve seguire tra breve, la scolaresca viene accompagnata al gabinetto e alle 9.35 le alunne si apprestano a tradurre in iscritto quanto ricordano della lezione verbale.

Mentre l’insegnante trattava con notevole chiarezza e competenza 1'argomento su detto, l'uditorio si comporto come segue: durante i primi 25 minuti 1'attenzione rimase legata alla maestra, ne seguiro-no poi sbadigli sempre più numerosi sino ad aversi manifestazioni evidenti di disattenzione e stanchezza con movimenti a lato del capo, stiramenti male dissimulati, bisbigli.

Appena terminato il compito si prova con il dinamometro e alle ore 11 ha inizio una lezione di aritmetica a base di interrogazioni e con la partecipazione di tutti gli alunni. Alle 11.25  consegna un esercizio, perché venga subito svolto, con addizioni, sottrazioni moltiplicazioni e divisioni.

Alle 11.55 ha termine la mattinata con una ultima prova dina­mometrica.

Martedì 6 ottobre 1936 - A. X1V° E. F. — II giorno di esperi­menti nella classe Va femminile. Metodo Pizzigoni. Cielo nuvoloso, aria fresca, temperatura nell'aula 15°.

Salvo leggeri spostamenti nell'orario, si segue lo stesso schema del giorno precedente sostituendo al metodo verbale la dimostrazione pratica.

Infatti la prima lezione viene tenuta in un'aula adibita agli esperimenti e la scolaresca sosta dinanzi al plastico raffigurante la provincia di Belluno di cui 1'insegnante ne illustra le caratteristiche naturali, economiche, demografiche mostrando anche esemplari della flora locale e di minerali estratti dal sottosuolo della regione.

Gli scolari seguono con vivo interesse la dimostrazione e anche dopo un'ora e dieci minuti nessuno risulta distratto, che anzi quasi tutti partecipano attivamente alla lezione seguendo sul plastico i paesi, i fiumi, i monti di volta in volta evocati, e portando il contributo di cognizioni personali. I bambini non rimangono passivi ed immobili, ma si spostano leggermente per vedere e seguire quanta viene spiegato e rispondono singolarmente o collettivamente alle domande poste. Tutto questo ravviva di continuo 1'interesse e si nota che non compiono alcuno sforzo nel seguire 1'argomento.

La lezione di aritmetica che segue prende come base dimostrati-va il calendario e si assegna un esercizio ragionato di aritmetica sullo spunto di dati offerti dalla popolazione di alcuni centri della Provincia di Belluno.

Metodo

verbale

Lod.

 

Buono

 

Suff.

 

Insuff.

 

Materia di prova

 

 

1

 

3

 

5

 

14

 

I° - Compito d'italiano sul tema trattato dall’insegnante

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presenti

23 alunni

 

 

8

 

2

 

13

 

II° - Compito sulle quattro operazioni.

1° - Totale errori 167.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

1

 

11

 

7

 

27

 

IP -; 23.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti delle due prime giornate di esperimenti.

(Risultati del 5 ottobre 1936 — V femminile).

 

Prove

Bil.

D.Vei

Bore.

D. Rold

Media

I

 

37

 

30

 

45

 

30

 

35:5

 

II

 

40

 

30

 

35    "

 

20

 

31,2

 

III

 

40

 

25

 

35

 

25

 

31,2

 

IV

 

40

 

24

 

40

 

15

 

29,7

 

 

 

 

 

 

 

 

Metodo

sperimentale

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

2

 

1

 

12

 

8

 

1I - Compito d'italiano sul tema trattato dal1’ insegnante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Presenti   23

 

 

11

 

2

 

10

 

II - Compito sulle quattro

operazioni.

 

 

TOTALE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I - Totale errori 118. IP -

II        >          >       11.

 

2

 

12

 

14

 

18

 

 

 

 

(Risultati del 6 ottobre 1936 — V femminile).

 

Prove

De Meda

Borci

Font.

Vib.

Media

I"

 

35

 

45

 

27

 

35

 

35,5

 

II"

 

45

 

40

 

30

 

30

 

36,2

 

III"

 

45

 

50'

 

35

 

35

 

41,2

 

IV

 

43

 

47

 

35

 

30

 

38,8

 

 

Mercoledì 7 ottobre 1936 - A. XIV° E. F. — HI" giorno di esperi-menti nella classe V" femminile. Metodo verbale. Cielo nuvoloso e aria fresca, sulle montagne vicine e nevicato; la temperatura nell'aula e di 14° J/2.

Alle ore 8.40, dopo i rilievi dinamometrici, I'Ufficiale Sanitario tiene una lezione d'igiene esponendo alcune nozioni elementari sulle più comuni malattie infettive e sulle norme pratiche d'isolamento e disinfezione. La lezione riesce gradita per i primi venti minuti, rile-vandosi in seguito segni di progressiva distrazione. Alle 9 l/2, dopo il rilievo dinamometrico, si distribuiscono i fogli con su scritto il se-guente esercizio di sillabazione da svolgere:

« Conteggio sillabe.

Una volpe affamata capito un giorno in una vigna dove       ——

c'era una quantità d'uva matura. Ma ahimè! essa era  ——

cresciuta sui tralci cosi alti che per quanti salti la                   ——

volpe facesse non arrivava a prenderla. —  Oh, che me        ——

n'importa disse alfine. Se la prenda chi vuole. Tanto ——

e acerba. ——

Totale

------------

 

Alle ore 10 si ritirano i fogli, la scolaresca passa al gabinetto e alle 10 '/4 ha inizio una lezione di grammatica che ha termine alle n, nel qual momento si distribuiscono i fogli con su preparato il seguente aneddoto con parole tronche da doversi completare:

« Completare le seguenti parole:

II ca.. ed il gal.., fatta amici..., viaggia.... insie.. Li sorpre.. la not.. Andaro.. in un luo.. selva...., e il gal., mon.. so... un albe.., e s'ada... fra i ra..; il ca.. sot.., nel ca.i del tron., stes.., pre.... son.. Gia fini.. la not.., 1'al.. sopraggiun..: quan.. il gal.., secon.. il suo costu.., comin... con gran vo,. a canta.. La vol.., a sentir ciò, desidero.. di mangiarse.., ven.. e fermata.. sot. 1'alb..., gli gri..: Oh, tu sei 1'egre... anima... ed uti.. agli uomi.. Deh, seen.., che possia.. canta.. qui insie.. il cant. del matti.. e goderce.. Ma il gal., rispose: fat.., ami.., costa sot.., alia radi.. dell'albe.., e chia.. il mio portina..       La vol.. an., per chiamar.. e il ca.., sbalzan.. fuo.. di bott., la sbra.. ).

Alle 11.20 segue una lezione sui numeri e la mattinata ha fine con una prova al dinamometro preceduta dalla dettatura dei seguenti numeri:

«1.500 — 5.000 — 2.048 — 5.006 — lo.oro — 30.007 — 52.026 — 93.103 -— 100.026 — 300.009 — 600.200 — 900.003 — 2.030.006 — 6.002.030 — 4.030.002 — 9.008.004 ».

Venerdì 9 ottobre 1936 - A. XIV" E. F. — IV° giorno di esperi-menti nella classe V femminile. Metodo Pizzigoni. Cielo nuvoloso, aria fresca.

Si segue lo schema tracciato nella prova precedente salvo legge-ri spostamenti d'orario. La lezione d'igiene viene tenuta nei locali e nel cortile del Laboratorio Provinciale d'igiene e Profilassi dall'Uffi-ciale Sanitario in collaborazione con il Direttore Dott. Mario Brovelli dato che, come sarà precisato più avanti, 1'uditorio era formato da due classi. La dimostrazione viene seguita con interesse eccezio-nale dai cinquanta ragazzi i quali non si deciderebbero a lasciare gli ambienti dove hanno visto e toccato con mano terreni di cultura e microscopi, autoclave, provette, cavie ecc.

Come prima prova si assegna il completamento delle parole tronche contenute nel brano che segue e precedentemente preparato a stampa:

« Completare le seguenti parole:

Giove.. eb.. luo.. la cerimo... di inaugura..... dell'an.. scolasti..

II Diretto.. ci riu.. intor.. al podio, e ci par..

Fini.. il discor.. il custo.. innal.. sull'anten.. la bandie.. e noi facem.. il salu..

Poi, inquadra.. ci recam.. davan.. alla Ste.. a rende.. 1'omag... dei fio.. ai Cadu..poi ci dirigem.. ver.. la Cattedra.. do.. ascoltam.. la San.. Mess.. Ritorna..   infi..   nel   giardi..   della   scuo..   assistem..   all'ammai.. bandie..».

L'esercizio di sillabazione che ha luogo alle ore n viene prece-duto da una conversazione completata con visione di fotografie illu-stranti la vita di S. Francesco d'Assisi.

« Conteggio sillabe:

San Francesco cosi parlo agli uccelli:                                    ——

Voi siete molto amati da Dio perché vi ha dato                                 ——

le piume per ripararvi dal freddo,                                          ——

i semi per nutrirvi, le fonti per dissetarvi, gli alberi                            ——

per ripararvi dalle intemperie e per costruire i                                   ——

vostri nidi.                                                                             ——

Dio vi ama molto: guardatevi, dunque, dalla                         ——

ingratitudine e lodatelo sempre e in ogni luogo.                                 ——

Così detto fece il segno della croce e gli                                ——

uccelli con atti e con canti dimostrarono di                                       ——

aver compreso le parole del Santo e volarono                                   ——

lontano lodando il Signore.                                                    ——

Totale ——».

La dettatura dei numeri risulta come segue: « 7.000 — 3.800 — 9.040 — 5.008 — 30.000 — 50.800 — 20.030 — 20.068 — 400.000 — 300.300 — 803.000 — 720.400 — 480.125 ».

Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti della terza e quarta giornata di esperimenti:

 

 

 

Lod.

 

Buono

 

Suff.

 

Insuff.

 

Materia di prova

 

 

 

 

3

 

 

 

5

 

16

 

1° - Conteggio sillabe.

 

 

Metodo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

verbale

 

_

 

1

 

7

 

16

 

IP - Completare le pa-

 

 

present

 

 

 

 

 

 

 

 

 

role.

 

24

 

4

 

-

 

3

 

17

 

Ill" - Dettatura numeri.

 

 

TOTALE

7

 

. 1

 

15

 

49

 

P - Totale errori  58. IP -      >        >    320. IIP-      >        >    121.

 

 

 

Prove

Car.

Pagl.

Sett.

Faganell.

Media

I

 

34

 

40

 

36

 

31

 

35,2

 

II

 

28

 

37

 

33

 

30

 

32,-

 

III

 

32

 

35

 

29

 

30

 

31,5

 

 

 

 

 

 

 

 

(Risultati del 7 ottobre 1936 — V" femminile

(Prove dinanometriche del 7 ottobre 1936 — V" femminile).

 

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

 

 

4

 

5

 

7

 

8

 

P - Conteggio sillabe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Metodo sperimentale

 

-

 

19

 

3

 

2

 

IP - Completare le pa­role.

 

Presenti   24

 

 

-

 

16

 

6

 

2

 

IIP - Dettatura numeri.

 

TOTALE

 

4

 

40

 

16

 

12

 

P - Totale errori 61. IP- 20.

 

 

Risultati del 9 ottobre 1936 — V femminile).

 

Prove

De Vec.

fioss.

Nov.

Bort.

Media

I

 

25

 

36

 

19

 

26

 

26,5

 

II

 

40

 

45

 

45

 

45

 

43,7

 

III

 

45

 

35

 

25

 

35

 

35,—

 

 

Sabato 10 ottobre 1936 - A. XIV° E. F. — V° giorno d'esperimen-ti nella Va classe femminile. Metodo verbale. Cielo nuvoloso e aria fresca, nell'aula la temperatura e di 14° l/2.

Alle ore 8.40 L’insegnante tiene una lezione sulle macchine semplici. Dopo essersi dilungata sul concetto di immobilità e di mobilita, parla della leva e della bilancia. Alle ore 9.20 le alunne sono invitate a svolgere un compito sulla lezione udita.

Ultimati i compiti e passate per dieci minuti ai gabinetti, le ra-gazze assistono a una lezione sull'olivo; ne segue quindi il seguente dettato:

«Poco lungi dal porto di Palos, nell'Andalusia, sorge (o meglio diciamo sorgeva, perché con quel po' po' di rivolta che c'e ora in Ispagna, non possiamo giurare che non sia stato raso al suolo) il con-vento, dimora di buoni frati Francescani. Dinanzi a tale convento, in un afoso giorno di luglio, si fermo Colombo, stanco e sfiduciato, per chiedere asilo.

II padre guardiano, riconosciuto nel pellegrino persona di stu­dio e di talento, non solo lo fece soccorrere, ma prese a conversare con lui con affabile interesse.

Cos! Colombo poté esporre a padre Perez le sue idee e i suoi pro-positi e ne ebbe in compenso promesse di aiuto presso la regina Isa­bella e il re Ferdinando.

Le promesse furono mantenute e cosi fu possibile a Colombo salpare pei il suo avventuroso viaggio

Consegnato il dettato, la maestra tiene una lezione di aritmetica, e la giornata ha termine con lo svolgimento del problema qui scritto: «Tre ceste contengono rispettivamente Kg. 56, Kg. 44 e Kg. 37

di uva. L'uva viene venduta a L. 1,20 il Kg. Trovate il ricavato ».

Martedì 13 ottobre 1936 - A. X1V° E. F. — VF giorno d'esperi-menti nella classe V° femminile. Metodo Pizzigoni. Giornata di sole e temperatura mite.

La scolaresca, guidata dall'insegnante, si reca in una località vicina nota col nome di Passerella di dove e visibile un ampio tratto della valle del torrente Ardo, posta a cultura. Tutto quanto e possi­bile rilevare diviene soggetto di conversazione tra alunni e insegnante. Non e la maestra che declama qualche cosa di astratto; non e una massa di esseri passivi che subiscono 1'afflizione di atteggiamenti im-posti, di parole talora vuote di significato, di nozioni spesso astruse e senza rispondenza nel cervello di adolescenti, ma e uno scambio di impressioni visive, e un ragionamento semplice che segue un filo conduttore, e un godimento nella realtà che incatena, e una comu-nione perfetta di spiriti sani che anelano a un fisico sano.

Si segue, per tutto il rimanente, lo schema tracciato nella gior­nata precedente, sostituendo alia lezione sull'olivo una illustrazione delle piante sempreverdi e a foglie caduche effettuata nel giardino della scuola.

La prova di dettato è stata la seguente:

«Abbiamo osservato nel nostro giardino che alcuni alberi co-minciano a ingiallire e a perdere le foglie, come: il castagno, i pioppi, i tigli, gl'ippocastani, il melo, il faggio.

Altri invece, come le magnolie, il leccio, i pini e i cedri, conser-vano le loro foglie verdi. Vi sono perciò delle piante sempreverdi e delle piante a foglie caduche. Per molte piante e necessaria la caduta delle foglie, perché queste, se non cadessero, toglierebbero con la traspirazione calore e umidità alle piante, facendole morire di gelo. Le sempreverdi si serbano tali anche d' inverno, perché le foglie sono protette da una epidermide grossa, coriacea, che impedisce la traspirazione e quindi il congelamento delle piante ».

Si trascrive il problema svolto al termine della mattinata:

«Una fruttivendola .compro Kg. 87 di noci a L. 1,15 il Kg.

Quanto spese ?

Nel rivenderle ricavo L. 174.

Quanto guadagno ?».

Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti della quinta e sesta giornata di esperimenti:

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

Metodo

verbale

-

 

2

 

7

 

14

 

1° - Compito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

presenti

 

 

2

 

9

 

12

 

IP - Dettato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

23

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

10

 

8

 

5

 

HI - Problema.

 

TOTALE

 

-

 

14

 

24

 

31

1

 

P - Totale errori 251 . IP -      »         »      156.

IIP-      »         »       35.

 

 

(Risultati del 10 ottobre 1936 — V femminile).

 

 

 

Lod.

 

Buono

 

Suff.

 

Insuff.

 

Materia di prova

 

Metodo

 

-

 

1

 

12

 

10

 

P - Compito.

 

speri-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

mentale

 

 

 

6

 

11

 

4

 

IP - Dettato.

 

present!

 

_

 

10

 

7

 

6

 

 

 

23

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

2

 

17

 

30

 

20

 

P - Totale errori 154. IP -      »        »       94. IIP         »        »       26.

 

(Risultati del 13 ottobre 1936 — V femminile).

Esperimenti condotti nella scuola A. Gabelli di Belluno, classe Va maschile, retta dalla Sig.a Argia Rossato, insegnante da 33 anni.

Gli alunni vengono un po' selezionati sia per abbassare il numero che da 35 viene portato a 23, sia per non disturbare con la presenza di indesiderabili lo svolgimento delle prove che necessitano di svilupparsi in un ambiente di tranquillità. L' allontanamento dei ripetenti e di coloro che provengono da altri centri rende la scolaresca disciplinata e abbastanza omogenea, tanto più che in tal modo si ottengono alunni che l'insegnante ben conosce per averli accompagnati sin dalla I" classe elementare, uno solo escluso. Trattasi di ragazzi appartenenti a pressoché tutte le categorie sociali, di età che oscilla tra i 9  e gli 11 anni.

Le prove svolte nella Va maschile, per ragioni evidenti di semplicità e di confronto tra i due sessi, non differiscono in alcun modo dalle prove a cui sono state sottoposte le ragazze, se si fa eccezione di un esercizio d'aritmetica al quale si accennerà più avanti.

Due lezioni sperimentali, e precisamente quella di geografia davanti al plastico e quella d'igiene al Laboratorio Provinciale, sono state fatte assieme per le due scolaresche senza che il numero elevato di presenti nuocesse in alcun modo alle dimostrazioni.

Per quanto riguarda l'orario, si e avuto un solo spostamento nella lezione verbale d'igiene. Tutto il rimanente è stato svolto in modo analogo a quanto fu illustrato nelle pagine che precedono.

Lunedì 5 ottobre 1936 — A. X1V° E. F. — I° giorno di esperi­menti nella classe Va maschile. Metodo Verbale.

Da segnalarsi che dopo il primo quarto d'ora d'attenzione, sono cominciati i primi segni di disattenzione che sono andati man mano aggravandosi (i ragazzi guardano fuori dalla finestra, sbadigliano, si stiracchiano).

Martedì 6 ottobre 1936 — A. X1V° E. F. — II° giorno di esperimenti nella classe Va maschile. Metodo Pizzigoni.

Si segnala la partecipazione attiva degli scolari alle dimostrazioni teorico-pratiche.

Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti delle due prime giornate di esperimenti:

 

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

Metodo

 

1

 

 

 

10

 

11

 

I - Compito d' italiano

 

verbale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sul tema trattato dal1o

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

insegnante.

 

Presenti   22

 

 

10

 

2

 

10

 

II - Compito sulle quattro operazioni -

 

TOTALE

 

1

 

10

 

12

 

21

 

1° - Totale errori 241. 11" -      »          >        23.

 

 

(Risultati del 5 ottobre 1936 — V° maschile)

 

Prove

Brotto

Maniezzo

Bianchi

Marson

Media

I

 

40

 

45

 

38

 

37

 

40,—

 

II

 

40

 

35

 

25

 

30

 

32,5

 

III

 

46

 

36

 

30

 

36

 

37,-

 

IV

 

43

 

44

 

29

 

3-2

 

37.-

 

 

(Prove dinamometriche del 5 ottobre 1936 — Va maschile).

 

 

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

Metodo

 

 

 

8

 

9

 

5

 

1° - Compito d' italiano

 

speri-

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sul tema trattato dallo

 

mentale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

insegnante.

 

 

 

 

10

 

8

 

4

 

11° - Compito sulle quattro operazioni

 

Presenti  22

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

TOTALE

 

-

 

18

 

17

 

9

 

1° - Totale errori 165. IP -     Y         »        15.

 

 

(Risultati del 6 ottobre 1936 — Va maschile).

 

Prove

Brotto

Maniezzo

Bianchi

Marson

Media

I

 

45

 

41

 

30

 

35

 

37,8

 

II

 

53

 

42

 

35

 

31

 

40,—

 

III

 

54

 

35

 

37

 

31

 

39,3

 

IV

 

58

 

40

 

39

 

31

 

42,-

 

Prove dinamometriche del 6 ottobre 1936 — V maschile).

 

Mercoledì 7 ottobre 1936 — A. XIV E. F. — III° giorno di esperimenti nella V classe maschile. Metodo Verbale.

Si rimanda alle note scritte in occasione della III prova per la V femminile. La sola variante è data dallo spostamento della lezione d'igiene che viene posticipata a quella di grammatica.

Venerdì 9 ottobre 1936 — A. XIV" E. F. — IV° giorno di esperimenti nella Va classe maschile. Metodo Pizzigoni.

Nulla da aggiungere a quanto e stato scritto in occasione della prova istituita parallelamente e nello stesso giorno nella Va femminile.

Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti della terza e quarta giornata di esperimenti:

 

 

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

 

 

 

 

 

 

2

 

21

 

I - Conteggio sillabe.

 

Metodo verbale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2

 

3

 

18

 

II Completare le parole.

 

 

Presenti    23

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

7

 

3

 

5

 

8

 

III - Dettatura numeri.

 

TOTALE

 

7

 

5

 

10

 

47

 

I- Totale errori          95.

II -           »         »          395.

III -      »         »       65.

 

(Risultati del 7 ottobre 1936 — V" maschile).

 

Prove

Fav.

Samm.

Saltal.

Giovan.

Media

I

 

56

 

60

 

32

 

40

 

47,—

 

II

 

45

 

60

 

35

 

34

 

43,5

 

III

 

55

 

60

 

32

 

40

 

46,7

 

(Prove dinamometriche del 7 ottobre 1936 — Va maschile).

 

 

 

-

 

2

 

2

 

19

 

Metodo

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

sperimentale

 

-

 

10

 

5

 

8

 

II - Completare le pa­role.

 

 

presenti 23

 

 

TOTALE

 

-

 

10

 

7

 

6

 

III - Dettatura numeri.

I - Totale errori      139

II           >       >                     54.

III      >     >            49.

 

 

--

 

22

 

14

 

33

 

 

 

(Risultati del 9 ottobre 1936 — V maschile).

 

Prove

De Fav.

Chiam.

Tail

Chiar.

Media

I

 

42

 

40

 

35

 

39

 

39,-

 

II

 

35

 

45

 

47

 

55

 

45,5

 

III

 

55

 

43

 

45

 

43

 

46,5

 

(Prove dinamometriche del 9 ottobre 1936 — Va maschile).

 

Sabato 10 ottobre 1936 — A. XIV E. F. — V° giorno d' esperimenti nella V classe maschile. Metodo Verbale.

Si rimanda a quanto e stato detto per la stessa prova nella classe V* femminile, aggiungendo come ambedue le scolaresche, dopo i primi venti minuti dall' inizio della prima lezione e dopo un tempo nettamente inferiore per le altre, manifestassero la messa in funzione di quella valvola di sicurezza chiamata disattenzione.

Merita di essere trascritto, perché molto dimostrativo, il periodo di chiusura del compito sulle macchine dell' alunno B. F., classifi-catosi insufficiente: «Questa mattina sono stato poco attento perché non mi ricordo piu niente ». Eppure B. F. di anni 10, proveniente da una scuola della provincia di Treviso a indirizzo verbale, non ha mai ripetuto classi e non e per nulla inferiore alla media. Lo scolaro B. F., al punto in cui era giunto attraverso un cimitero di croci atte-stanti, più che la noia, la vera stanchezza della sua mente, aveva sa-puto discretamente descrivere solo la prima parte della lezione ante-cedentemente impartita dalla sua maestra, a dimostrazione che ben presto era subentrata la disattenzione e che, al momento di concre-tare gli insegnamenti impartiti, il fanciullo era effettivamente molto stanco.

Martedì 13 ottobre 1936 — A. XIV  E. F. — VI° giorno d' esperimenti nella Va classe maschile. Metodo Pizzigoni.

Nulla da aggiungere a quanto scritto in occasione della stessa prova per le bambine.Si fanno seguire, in tabelle, gli esiti della quinta e sesta giornata di esperimenti:

 

 

 

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

Materia di prova

 

 

 

 

3

 

10

 

8

 

I - Compito.

 

Metodo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

verbale

 

_

 

1

 

8

 

12

 

II - Dettato.

 

Presenti 21

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"

 

2

 

11

 

8

 

III - Problema.

 

TOTALE

 

-

 

6

 

29

 

28

 

I       -    Totale errori     203.

11       -             »         »               186.

III  -       »      »          43.

 

 

(Risultati del 10 ottobre 1936 — Va maschile).

 

 

 

Lod.

Buouo

Suff.

Insuff.

Materia di prova

 

 

 

 

4

 

12

 

5

 

I    -    Compito.

 

Metodo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sperimentale

 

 

 

9

 

6

 

6

 

II   -    Dettato.

 

presenti    21

 

-

 

8

 

8

 

5

 

III  -   Problema.

 

 

TOTALE

 

 

-

 

 

21

 

 

26

 

 

16

 

I      -  Totale errori     119.

II      -        »          »             111

III  -      »      »            26.

 

(Risultati del 13 ottobre 1936 — Va maschile).

 

Scorrendo i dati portati nelle tabelle risulta la dimostrazione della netta superiorità del metodo sperimentale sopra il metodo verbale, il quale ultimo e seguito nella quasi totalità delle scuole del Regno.

Tale superiorità si manifesta sulla totalità delle prove di fatica mentale, sia qualitativamente servendoci della classifica dell' insegnante, sia quantitativamente considerando il numero degli errori commessi, e trova un parallelismo fisico molto dimostrativo nelle prove dinamometriche istituite contemporaneamente.

Un quadro sintetico ma molto dimostrativo del diverse rendimento dei due metodi si può ottenere osservando le tabelle e le gra­fiche che seguono contenenti i risultati delle diverse prove riportate a cento.

 

 

Classe Va femminile — (percentuali).

Giorno di prova

Metodo

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

I

 

Verb.

 

2,1

 

23,9

 

15,2

 

58,7

 

II

 

Sper.

 

4,3

 

26,1

 

30,4

 

39,-

 

III

 

Verb.

 

9,7

 

1,4

 

20,8

 

68,—

 

IV

 

Sper.

 

5,6

 

55,6

 

22,3

 

16,7

 

V

 

Verb.

 

_

 

20,3

 

34,7

 

44,9

 

VI

 

Sper.

 

2,8

 

24,9

 

43,6

 

29,—

 

 

Classe V maschile — (percentuali).

 

Giorno di prova

Metodo

Lod.

Buono

Suff.

Insuff.

I

 

Verb.

 

2,2

 

22,7

 

27,2

 

47,7

 

II

 

Sper.

 

-

 

40,9

 

38,6

 

20,4

 

III

 

Verb.

 

10,14

 

7,2

 

14,5

 

68,1

 

IV

 

Sper.

 

-

 

31,8

 

20,3

 

47,9

 

V

 

Verb.

 

 

9,5

 

46,-

 

44,4

 

VI

 

Sper.

 

 

33,3

 

41,3

 

25,4

 

Il metodo sperimentale si dimostra quindi, a conclusione di laboriose giornate di esperimenti, di valore pedagogico e medico net-tamente superiore al metodo verbale.

Infatti, come devesi interpretare questa superiorità di rendimento ?

Per me non esiste dubbio: tale superiorità e in funzione del fattore igienico-pedagogico; quest'ultimo facilitando la comprensione e la ritenzione ed evitando la noia, mentre il fattore igienico agisce particolarmente in funzione dell' ambiente in cui il più delle volte la lezione ha luogo.

Ma per dimostrare in modo evidente come la fatica mentale tardi a istaurarsi nello scolaro indirizzato secondo il metodo Pizzigoni, credo opportune ritornare sugli errori commessi dagli alunni e confrontarli secondo i due metodità.

 

 

Classe V femminile — (errori).

Giorno di

esperimenti

 

Metodo

 

I» prova

 

11" prova

 

III" prova

 

Totale

 

I

Verb.

 

167

 

23

 

-

 

190

 

II

Sper.

 

118

 

11

 

-

 

129

 

III

Verb.

 

58

 

320

 

121

 

499

 

IV

Sper.

 

61

 

15

 

20

 

96

 

V

Verb.

 

251

 

156

 

35

 

442

 

VI

Sper.

 

154

 

94

 

26

 

274

 

 

 

 

Classe V maschile — (errori).

Giorno di esperimenti

Metodo

I prova

II prova

III prova

Totale

P

 

Verb.

 

241

 

23

 

-

 

264

 

IP

 

Sper.

 

165

 

15

 

-

 

180

 

IIP

 

Verb.

 

95

 

395

 

65

 

555

 

IV

 

Sper.

 

139

 

54

 

49

 

242

 

 

Verb.

 

203

 

186

 

43

 

432

 

VP

 

Sper.

 

119

 

111

 

26

 

256

 

 

Poiché di fronte a prove di uguale difficoltà la differenza degli errori commessi e in rapporto diretto con il grado di fatica mentale in cui si vengono a trovare gli allievi, non vi e dubbio alcuno sul gra­do di freschezza mentale degli scolari con I'uno metodo e con 1'altro, Le cifre parlano con troppa eloquenza per doverci dilungare in una particolareggiata illustrazione.

Meritano di essere commentate le prove dinamometriche istituite nei primi quattro giorni di esperimenti e gia da altri autori prese quale indice della stanchezza fisica che si istaurerebbe paral-lelamente alia fatica mentale. Tali prove, di cui si riproducono alcuni grafici, sono molto interessanti cosi che, se non si puo condividere in pieno 1'opinione di colleghi che avrebbero individuato una curva della fatica fisica nettamente parallela alla fatica intellettuale, ne e ugualmente risultato un comportamento ben diverse nei due metodi: leggermente o nettamente decrescente con il metodo verbale, sempre ascendente con il metodo sperimentale, a dimostrazione, per quest'ultimo, di un'armonica, progressiva, redditizia tensione al lavoro che non accenna a esaurirsi con il trascorrere delle ore. Rilievo di grande valore medico e dimostrazione non semplicemente empirica del benessere che ne ritrae il giovane organismo in crescenza quando e posto di fronte a un metodo educative altamente rispettoso dei dettami della fisiologia e dell'igiene.

 

Dalla osservazione degli esperimenti riportati e condotti nelle scuole elementari di Belluno, risalta la grande superiorità del metodo Pizzigoni sul metodo verbale, superiorità che si concreta in un mag-gior rendimento scolastico e in un reale beneficio fisico. Quest'ultimo e dovuto sia alla mancanza di fatica mentale cosi deleteria per 1'organismo e particolarmente per il sistema nervoso dell'alunno, sia perché difficilmente i ragazzi assumono posizioni viziate dovute alla lunga permanenza nei banchi, ma sopratutto perché lo svolgimento dei programmi implica lunghe ore di vita all'aperto. II giardinaggio ed il lavoro manuale, impiegando proficuamente gli arti superiori, non solo agiscono ai fini dell'educazione fisica, ma anche influiscono beneficamente sul morale dei ragazzi e tendono indubbiamente an­che a ridurne la masturbazione.

 

II metodo sperimentale, che tende a dare la dimostrazione pra-tica di tutto quanto viene insegnato e che, attraverso al materiale didattico per le esperienze scientifiche e le proiezioni fisse, il campo sperimentale ed i sopraluoghi, porta il ragazzo a contatto effettivo e persuasive con gli argomenti dell'insegnamento, che fa lo scolaro di volta in volta spettatore ed esecutore di esperimenti e di manualità che lo appassionano e lo legano al soggetto, prolunga il tempo utile di applicazione ed evita ogni danno alla salute del ragazzo.

La scuola Rinnovata della pizzigoni, al coefficiente naturistico proprio delle scuole all'aperto, aggiunge quindi un metodo pedago­gico di altissimo valore igienico in quanto la sua applicazione serve ad evitare la noia e la fatica mentale con tutte le loro conseguenze.

Se il metodo sperimentale e destinato alla quasi totalità degli scolari, se esso e stato ideato e attuato dalla pizzigoni per i ragazzi sani, nulla impedisce che esso possa venire attuato nelle scuole all'a-perto che si presentano, per la loro struttura organica, per il loro in-dirizzo sanitario, per la loro ubicazione, come le più adatte ad applicare il metodo stesso.

Queste scuole, infatti, ospitano bambini in condizioni generali scadenti, adenopatici, anemici, predisposti, ai quali, per ragioni sa-nitarie. devesi ammanire un programma pedagogico limitato per evi­tare che la fatica derivante da una troppa intima applicazione annulli i benefici della vita igienica e dell'alimentazione sana.

L'esperienza dimostra di continuo che ogni qualvolta la scuola all'aperto ha svolto integralmente i programmi, i risultati benefici del soggiorno nella scuola si sono dimostrati mediocri mentre le insegnanti delle scuole elementari attestano che negli alunni che provengono da preventorii  che danno la precedenza assoluta all'indirizzo medico, si nota un arretramento didattico.

Avendo avuto occasione di seguire da vicino 1'attività del Preventorio di Ponte nelle Alpi (Belluno) indirizzato didatticamente secondo il metodo pizzigoni, ho constatato che, accanto ai benefici fisici di cui va giustamente orgogliosa la direzione sanitaria, nessun disagio notano i piccoli ospiti quando, dopo un anno di permanenza, ritornano in famiglia e riprendono a frequentare le scuole pubbliche.

Questo lusinghiero risultato e certamente dovuto al metodo d'insegnamento che tende a dar forza al corpo e allo spirito dello scolaro attraverso la vita della scuola, che e costituita di ricca esperienza, dando scarsa importanza all'applicazione passiva sancita dalla scuola comune, non intasando con compiti le ore libere da destinarsi ai giuochi, ma assecondando invece 1'intelligenza a un lavoro spontaneo e per nulla affaticante, perché stimolato dall'interessamento con­tinuo.

II metodo può venire applicato ovunque non avendo nessuna controindicazione assoluta. Può essere attuato in città e in campagna, d'estate e d'inverno, purché esista il solo elemento essenziale ed in-sostituibile: il personale insegnante adatto.

Tale personale non può essere improvvisato e non può provenire dalla scuola magistrale orientata ad un indirizzo troppo diverse.

L'applicazione graduale e progressiva del Metodo sino a divenire totalitaria significherebbe, per la scuola elementare, dare alla nostra Patria un contributo decisivo in favore di generazioni fisicamente più forti e indirizzate professionalmente secondo i dettami della psicotecnica. Attraverso la diffusione del Metodo Pizzigoni 1'Italia si arricchirebbe dell'arma più efficace nella lotta contro la tubercolosi.

Resta quindi da augurarci che venga tradotto in pratica il voto espresso dal Congresso del 1913: «...che la scuola Rinnovata diventi un seminario ove i maestri e diplomati possano acquistare la com-plessa preparazione necessaria a questa nuovo indirizzo della scuola Popolare)). Si potrà cosi sciogliere il voto dei medici scolastici: la scuola igienica per i bambini d'Italia.

BIBLIOGRAFIA

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I.C. Rinnovata Pizzigoni

il film "La mia scuola"

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